Il 17 aprile 1975, i Khmer Rouge entrarono trionfalmente a Phnom Penh, la capitale della Cambogia, segnando l’inizio di uno dei regimi più brutali del XX secolo. Guidati da Pol Pot, i Khmer Rouge avevano come obiettivo la trasformazione radicale della società cambogiana in una comunità agraria socialista pura, eliminando ogni traccia di modernità e influenza occidentale.
La presa di Phnom Penh fu accompagnata da una massiccia evacuazione forzata della città: ...
... milioni di persone furono costrette a lasciare le loro case e trasferirsi nelle campagne, spesso a piedi, sotto la minaccia delle armi.
La visione utopistica dei Khmer Rouge prevedeva la creazione di una società completamente autosufficiente e priva di classi sociali. Questo processo, però, fu attuato attraverso una violenza estrema, con l’eliminazione sistematica di intellettuali, professionisti, religiosi e chiunque fosse ritenuto un nemico del nuovo ordine. La città di Phnom Penh, una volta vibrante, si trasformò in una città fantasma, con i suoi abitanti ridotti a semplici contadini o costretti a lavori forzati in condizioni disumane.
Un simbolo tragico del terrore instaurato dai Khmer Rouge è il carcere di Tuol Sleng, noto anche come S-21. Originariamente una scuola superiore, l’edificio fu convertito in un centro di detenzione e tortura.
I prigionieri di Tuol Sleng, accusati di tradimento o sospettati di essere nemici del regime, erano sottoposti a torture brutali e interrogatori incessanti, nel tentativo di estorcere confessioni spesso false. Le condizioni di detenzione erano spaventose: le celle erano anguste e sovraffollate, e i detenuti soffrivano di malnutrizione e malattie.